Spam e Marketing: risarcimento assicurato

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Spam e Marketing: risarcimentoL’invio non autorizzato di sms ed e-mail promozionali è un illecito sanzionato dai giudici civili con risarcimenti anche molto elevati.

L’invio di materiale o comunicazioni pubblicitarie è consentito solo se vi sia stato il previo consenso del destinatario. Ciò vale tanto per le comunicazioni via email, che per quelle via sms o telefax. Tale attività, infatti, presuppone un trattamento dei dati dell’utente che, se non autorizzato, è illecito.

A riguardo il Garante della Privacy (Provvedimento del 20 aprile 2006) ha condannato una società di marketing che aveva inviato una comunicazione commerciale all’interessato, volta ad illustrare l’attività aziendale e finalizzata a chiedere al destinatario l’assenso all’invio di messaggi. Infatti, il consenso del destinatario all’invio di un messaggio non può essere chiesto con messaggi che abbiano contenuto promozionale o pubblicitario.

Ma non è neanche ammesso l’invio di messaggi pubblicitari in cui si chiede al destinatario di assumersi l’onere di comunicare il proprio disinteresse e, quindi, a provvedere alla propria cancellazione dalla banca dati. Il consenso, infatti, deve essere raccolto prima dell’invio del messaggio e senza imporre oneri al destinatario. Per lo stesso motivo, non è lecito utilizzare banche dati di nominativi acquisiti da altre aziende, se i destinatari non hanno previamente autorizzato l’invio di materiale pubblicitario.

Ma vi è di più. Il Garante ha precisato che i mittenti dei messaggi devono indicare, in modo chiaro, la fonte di provenienza del messaggio, nonché il soggetto e l’indirizzo – non necessariamente di posta elettronica – presso cui i destinatari possono esercitare i propri diritti.

 

Due importanti precedenti hanno quantificato l’ammontare del risarcimento per l’invio di una email pubblicitaria in 1.000 euro. Storici sono divenute infatti le decisioni del Giudice di Pace di Napoli (G.d.p. di Napoli, sent. del 26.06.2004 e sent. del 29.09.2005) e del Tribunale di Terracina (Trib. Terracina, sent. n. 252/2006).

Secondo i giudici, il danno derivante dallo spamming, per chi esercita un’attività professionale o, comunque, lavorativa, è individuabile sia nella perdita di tempo per cancellare la posta indesiderata, sia nella tensione derivante dalle interferenze nella sfera privata, dalle interruzioni delle proprie abitudini e dall’alterazione della serenità necessari per svolgere l’attività lavorativa.

Più in generale, si può chiedere il risarcimento delle attività compiute, con dispendio di tempo e di energie, per invitare lo spammer a non inviare ulteriori messaggi, e il rimborso delle spese sostenute per opporsi al trattamento non consentito dei dati personali (generalmente la raccomandata a.r.).

 

In conclusione, per ottenere tutela nel caso di spam è sufficiente provare di aver ricevuto anche un solo messaggio. Sarà la controparte a dover dimostrare, in giudizio, che disponeva del legittimo consenso, prestato dal destinatario, all’invio della comunicazione.

 

Il risarcimento in materia si aggira intono a 1.000 euro, oltre alle spese di lite sostenute per instaurare il giudizio. Si può chiedere tutela sia al giudice di pace che al Garante per la protezione dei dati personali.

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