Separazione e quantificazione dell’assegno di mantenimento: rilevano anche le elargizioni costanti della famiglia di origine.

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Immagine articolo mantenimentoLa Corte di Cassazione, Sezione VI-1, con la sentenza n. 13026 del 10.06.2014 ha sancito che, in caso di separazione personale dei coniugi, per la determinazione dell’assegno di mantenimento, rilevano anche gli aiuti economici costanti da parte dei genitori di uno dei coniugi durante il matrimonio, quando ciò contribuisce a garantire un tenore di vita più elevato per la famiglia dei coniugi.

Inoltre, l’incremento dei redditi dei coniugi, anche se si verifica nel corso del giudizio di separazione, concorre a determinare l’importo dell’assegno di mantenimento, in quanto rappresenta comunque uno sviluppo di un’aspettativa maturata nel corso della vita matrimoniale della coppia.

Il caso esaminato dalla sentenza 10 giugno 2014, n. 13026 della Cassazione è relativo ad una coppia il cui marito, fin dall’inizio del matrimonio si era iscritto all’università ed aveva potuto mantenere la famiglia, pur essendo nella condizione di studente, grazie all’aiuto economico costante datogli dalla sua famiglia d’origine.

Terminato il percorso di studi, i coniugi decidono di separarsi, con reciproche imputazioni di colpa rispetto alla causa della crisi coniugale: lei accusa il marito il disinteresse causata dalla prolungata condizione di studente, lui imputa a lei di non averlo voluto seguire nella sede di lavoro conseguita al termine degli studi.

Il Tribunale pronuncia la separazione con addebito nei confronti del marito, ponendo a suo carico un assegno di mantenimento mensile di Euro 900,00 a favore delle moglie.

Il marito propone appello contro la sentenza di primo grado, ma la Corte di Appello di Firenze, pur revocando il provvedimento di addebito, conferma pienamente l’obbligo contributivo dello stesso nei confronti della moglie e ne con ferma anche la relativa misura stabilita dal primo giudice.

La Corte d’Appello ritiene che nessuna delle due condotte poste in essere dai due coniugi può essere considerata causa di addebito della separazione. Ciò posto, quanto al mantenimento, il relativo diritto – argomento ca Corte – nasce in favore del coniuge al quale non sia addebitabile la separazione, se non disponga di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello di cui aveva goduto durante il matrimonio.

Secondo consolidata giurisprudenza la valutazione dell’an e del quantum dell’assegno di mantenimento va fatta sia in relazione ai redditi del coniuge richiedente sia del coniuge obbligato.

Nel caso di specie, la presenza costante di aiuti economici da parte dei genitori del marito per tutta la durata del matrimonio, ha indubbiamente concorso a produrre un determinato tenore di vita che deve essere considerato fini della valutazione richiesta dall’art. 156 c.c.

Altro parametro rilevante ai fini della quantificazione dell’assegno mantenimento è la capacità reddituale potenziale dei coniugi, ovvero le potenzialità lavorative e professionali di ciascun coniuge, anche se future. Nel caso esaminato i giudici hanno accertato la presenza di un’aspettativa futura di entrambi i coniugi, durata per tutto il tempo della loro convivenza matrimoniale, relativa all’acquisizione, da parte del marito, di un reddito stabile, adeguato ad un professionista qualificato.

Anche se di fatto l’incremento del reddito dovuto alla nuova attività lavorativa del marito si è verificata nel corso del giudizio di separazione, tale dato deve essere comunque preso in considerazione ai fini della decisione sull’assegno di mantenimento. In senso analogo si era già espressa anche la Corte di Cassazione stabilendo che rileva l’eventuale miglioramento della situazione economica conseguita dal coniuge al quale si chiede il mantenimento, quando questo miglioramento costituisce uno sviluppo prevedibile dell’attività già esercitata durante il matrimonio (si cfr. Cass. civ., sentenza 20 gennaio 2012, n. 785).

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