Insidia stradale: sinistro, danno e nesso di causalità

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buca-su-asfalto-pedoneL’insidia stradale non è un concetto giuridico, ma uno stato di fatto che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità e non evitabilità, integra una situazione di pericolo occulto.

Tale situazione, assume una grande importanza probatoria in quanto può essere considerata dal giudice idonea a integrare una presunzione di sussistenza del nesso eziologico rispetto all’evento di sinistro e della colpa del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo (proprietario soggetto privato, condominio, P.A., etc..), non esime il giudice dall’accertare in concreto la sussistenza di tutti gli elementi previsti dall’art. 2043 c.c.. Pertanto, la concreta possibilità, per il soggetto danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza l’anomalia esclude , nel caso specifico, la configurabilità dell’insidia stradale e/o trabocchetto e la conseguente responsabilità del soggetto custode per difetto di manutenzione della strada pubblica. Sulla base di tale principio la Corte di Cassazione, con una recente sentenza, (Cass. III sez. Civile, sentenza 16.05.2013, n.11946), ha ritenuto che il danno subito da un ciclista a seguito di sinistro stradale (ruota rimasta incastrata in una grata) – tenuto conto che l’incidente si è verificato nel mese di agosto, di mattina e quindi in condizioni di luce molto favorevoli –  sia imputabile al comportamento colposo dello stesso ciclista il quale, laddove avesse usato la dovuta ordinaria diligenza, avrebbe potuto di certo evitare l’incidente o quantomeno l’impatto sarebbe stato meno dannoso nelle sue conseguenze lesive.

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